
Dalla luminosità del Palazzo delle Esposizioni, con le sue luci e il brusio che lo avvolge, mi inoltro nella mostra di Bill Viola, il buio predomina e sottolinea ogni aspetto dell’incontro con uno dei maggiori e più importanti artisti contemporanei. Visioni interiori, il titolo suggestivo della mostra, risulta evidente fin dalla prima opera, l’impatto con The Crossing, una galleria buia con due grandi schermi sospesi che mostrano la stessa figura umana che avanza, solo che da un lato la avvolge il fuoco dall’altra l’acqua. Inizia il viaggio, e qualsiasi strada si sceglie di percorrere è necessario attraversare la fase della distruzione o purificazione attraverso i due elementi naturali, predominanti in ogni aspetto della nostra esistenza, l’acqua e il fuoco. Osservare se stessi non può essere un viaggio semplice da percorrere, ma ogni istante, ogni angolo scoperto, vissuto, è sofferenza è dolore, è cambiamento. Proprio questo aspetto emerge dalle opere di Bill Viola, il viaggio dentro se stessi è un’esperienza dolorosa, ma necessaria per la rinascita. Pioniere della video arte, utilizza schermi al plasma, videoinstallazioni, musica elettronica, ma la tecnologia per quest’artista deve essere al servizio delle emozioni. Emerge la sua cultura visiva, filosofica, artistica, il richiamo evidente alla pittura, al cinema, a qualsiasi linguaggio espressivo, ma nella sua poetica ogni citazione assume un volto diverso, perché evidenziata, vivisezionata, scarnificata. Le emozioni vengono rallentate, esasperate, in modo da cogliere ogni gesto anche quello più impercettibile, in modo da modificare la struttura spazio-temporale dell’esperienza visiva. Lo spettatore viene catapultato in un’estasi visiva, sonora, emotiva talmente forte da avvertire o il coinvolgimento totale o il distacco. Conoscitore della cultura orientale, vicino al buddhismo e al pensiero sufi, il tema della morte e della rinascita, il confine tra la fine e il principio, tra l’immortalità e la morte, tutto esplode nell’opera The Departing Angel, dove si mostra l’annegamento e la rinascita allo stesso tempo. La scoperta di se stessi non può prescindere dall’incontro con l’altro, dalla conoscenza dell’amore, che esplode in una delle sue opere più emozionanti, Bodies of light, dove stavolta la conoscenza, la purificazione, la rinascita avvengono attraverso la luce, che prima illumina ogni dettaglio corporeo, le vene, i muscoli, lo scheletro di un uomo e una donna, e poi dissolve ogni cosa nella forza della sua illuminazione, a cui segue il buio. Le esperienze umane, il corpo, l’amore, la conoscenza, la solitudine, sono emozioni avvolte sempre e comunque dal desiderio esasperato di conoscere il dolore, e proprio a questa ricerca sono dedicate le opere come Dolorosa, The Observance, ma soprattutto The Silent Mountain, dove ad esplodere è la rabbia, il sentirsi impotenti di fronte al dolore. L’essere umano vive ogni istante della sua vita con dolore, perché attraverso la sofferenza, compie il viaggio dentro se stesso, e solo chi è in grado di provare emozioni così profonde, così distruttive, arriva alla reale conoscenza di se stesso in un viaggio che termina nell’istante esatto in cui ricomincia una nuova esperienza, quindi una nuova conoscenza del dolore. Nell’opera Ocean without a shore, sembra emergere una risposta a questo viaggio all’interno del nostro corpo, delle nostre emozioni più intime, ma forse è solo una probabile necessaria esigenza di conoscere che caratterizza l’uomo contemporaneo. Presentata alla Biennale di Venezia, quest’opera lascia senza fiato, si giunge alla fine un percorso narrativo, in cui la trama è composta dal nostro sentire quotidiano, dal nostro vivere ogni istante della nostra esistenza fino allo stremo, perché il viaggio si conclude non con la stasi ma con il movimento. Non esiste un punto di arrivo, ma solo di passaggio. Ogni personaggio che ha il coraggio di oltrepassare il muro d’acqua, riesce a lasciarsi inondare, distruggere e purificare, perché il corpo è solo la fase di transito verso l’eternità delle emozioni. Un uomo non può sottrarsi alla sofferenza, perché fa parte della sua corporeità ma nella dissoluzione della materia giungiamo all’immortalità, solo attraverso il coraggio di vivere senza esitare le nostre emozioni.
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